Il contadino

 

Beh, diciamo che io sono uno che si appassiona ai suoi progetti. Quando investo il mio interesse in qualche cosa cerco di farla bene. 
Ora nel mio orto ho instaurato un rapporto particolare con le piante, una sorta di comunicazione sovrasensibile e mi pare quasi di capire le piante più degli esseri umani.
Ho scoperto tante cose, incluso il loro linguaggio. Ho compreso che ogni pianta ha una sua personalità distinta. 
In principio pensavo che le piante dipendessero da me, l’orto è mio, la vostra vita è mia. 

Errore totale. Sono io che dipendo da loro. 

La pianta quando si incazza te lo fa capire. Non ti dice il perché, ma ti fa sentire che sta male. Sta a te capire e trovare un rimedio. 
La pianta si offende. Per esempio quando ne innaffio svogliatamente una, bagnandone tutte le foglie, questa si irrita e mi comunica cose tipo: “Che fai adesso, mi lavi? Voglio bere, solo bere! Ma per chi mi hai preso, per un paio di tue mutande sporche?”
La pianta ti punisce in modo autolesionistico. Per farti capire che hai sbagliato qualcosa e che lei è insoddisfatta delle tue cure arriva al suicidio. Come dire: “ecco ora ti faccio vedere che muoio e so che con questo ti faccio soffrire.” 

Se fai le cose per bene, però, la pianta ti premia: “Sì, sei stato bravo ... Toh! Eccoti una melanzana!”
Ma non puoi cercare di fare il furbo! Quando non ho voglia e preferisco starmene in panciolle al fresco, il giorno dopo pare quasi che le piante mi redarguiscano con toni tipo: “se tu hai caldo, immaginati noi che dobbiamo starci tutto il giorno sotto il sole!”
E sullo sfondo di tutto ciò c’è sempre l’onnipresente sua maestà la Terra che, osservando le mie vicissitudini con le piante, probabilmente sorride.

Gran mondo quello dei vegetali ... Ma perché sto dicendo tutto questo? Perché il mondo delle piante è appassionante e ci insegna che non ci si può mai tirare indietro. Una volta che si decide di mettersi in giuoco, non ci sono più scuse del tipo: non ho tempo, sono stanco, lo farò dopo, etc ... 
Ora capisco quello che vuol dire sacrificio.

Del resto, come per le piante, anche le persone hanno personalità distinte, nonché vite diverse. È chiaro che, a seconda della situazione, c'è chi proprio non ha tempo mentre altri, come me, possono organizzarsi più liberamente (anche se ciò, in realtà, non è sempre vero, anzi!) 
Sapendo questo bisogna organizzarsi. 
Ma io non voglio che l'orto divenga un obbligo tedioso. Così facendo rovinerei tutto. Ci vuole invece molta passione perché, altrimenti, non si riesce a fare nulla. Bisogna ritagliarsi il tempo (magari anche solo un'oretta ogni giorno) per fare capire alle tue piante che, comunque vada, tu ci sei.

Commenti

Post popolari in questo blog

陳靜惠(Chén Jìng-huì)

Una vasca per paperino

Il fogliame a copertura