Perché un blog sull'orto?

Massimiano Augusto, amico di Diocleziano

Ho deciso di scrivere il diario del mio orto per due ragioni. 
La prima è che mi serve per avere un'idea schematica di ciò che sto facendo e di ciò che dovrò fare (o dovrei fare ...). La seconda è invece più psicologica. Avere un orto è una cosa che desideravo talmente tanto che ora mi sembrerebbe un peccato imperdonabile non lasciare niente di scritto a riguardo. Una sorta di memoria visibile di ciò che ho vissuto e sto vivendo in questa esperienza "ortolana". Foto, video, emozioni, sudore e mangiatone di ortaggi. 
Mi piace rileggere e rivedere quanto ho fatto in questi 11 mesi esatti da contadino, ripercorrendo quella progressione di sensazioni che ho vissuto sia fisicamente che mentalmente durante le ore passate a prendermi cura delle mie piante.
Raccogliere i primi ortaggi, assaporare il primo pomodoro, letteralmente abbracciare i miei amati cavoli, ripararmi all'ombra della pergola ricoperta di frutti della passione. Ma anche i litri di sudore versati lavorando nell'orto sotto il sole d'estate, la preoccupazione nel vedere le piante soffrire e la tragedia dell'anguria uccisa dal tifone nonostante le ore passate sotto il diluvio cercando di salvare il salvabile.
Tutto ciò è vita. La mia vita che ho imparato a capire meglio scrutando quella dei vegetali. Tutto è deperibile, tutto ha un suo tempo, poi tutto finisce, nulla è eterno. Le piante sono giovani e forti dopo qualche settimana che le hai piantate, ma poi, due o tre mesi dopo, comincia il declino e tu sei lì che non puoi farci niente, le piante muoiono innanzi ai tuoi occhi ed è allora che tu ti cominci a interrogare sul senso di tutto ciò. 

Quale sia il senso di avere un orto ce lo ha forse detto il più grande degli imperatori romani: Diocleziano. L'unico imperatore a riuscire ad andare in pensione senza essere prima assassinato da qualche congiura.
Quando i senatori romani, allo scopo di riportare l'ordine a Roma, lo mandarono a cercare nelle campagne della sua Dalmazia, egli rispose lapidario: "Se solo vedeste come crescono i miei cavoli, non osereste mai chiedermi di tornare".
Diocleziano, imperatore romano dal 284 al 305 d.C.

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