La terra di nessuno

La terra di nessuno 
(foto presa dal pollaio guardando verso il mio orto che sta in fondo)

C'è un terreno sul lato est che separa il mio orto da quello della dott. Zheng, l'amica di Gingi. 
Quando sono arrivato, un anno fa. Era un luogo impervio e ostile, pieno di rovi e di erbacce, frequentato da topi e serpenti e chissà quali altre creature immonde.
Si trattava di un lotto di terra che in passato (qualche anno addietro) era stato affittato da un tizio che vi aveva piantato alberi da frutto ... ne ha piantati diversi che poi ha dovuto sradicare quando se n'è andato.
Solo tre superstiti hanno resistito fino ad oggi: il limone, il fico e la guava che io ho prontamente adottato.
Ora il problema che sorge è il seguente. In occidente abbiamo la tendenza a credere che ciò che non è di nessuno è in realtà di tutti, cioè pubblico. In oriente invece prevale l'idea che ciò che non è specificamente di qualcuno è necessariamente di nessuno. In quest'ottica non ha senso prendersene cura e anzi, quel luogo tende a diventare una discarica a cielo aperto.
Lo stesso quindi era successo con questo terreno al lato est del mio orto. Siccome abbandonato da anni, era il luogo prediletto dei vari "ortolani" del posto per gettare ogni genere d'immondizia.
Dalle scarpe vecchie ai bidoni di plastica, dai rami tagliati ai rifiuti organici.
Di fronte a tutto ciò io non potevo rimanere passivo. Si trattava pur sempre del lato est adiacente al mio di orto. Quello schifo inevitabilmente avrebbe travalicato i confini invisibili del campo e avrebbe ben presto invaso anche il mio spazio.
Bisognava correre ai ripari. A mali estremi, estremi rimedi.
Ho deciso pertanto di "bonificare" tutta il terreno liberandolo dello scempio che lo aveva caratterizzato fino a quel momento. 
Per inciso il signor Liu e il suo fratellone fannullone se ne infischiano di curare le aree comuni dei lotti che danno in affitto. Per esempio, quando gli chiedi dove potersi liberare della spazzatura, fanno spallucce e dicono che loro non se ne fanno carico e te la dovresti portare a casa (e se proprio non ti va di portartela a casa ,,, beh, ci siamo capiti!)
Dunque ci ho pensato io. Con zappa alla mano, decespugliatore e trappole per topi,  dopo aver fatto sparire le zozzure e tolto le erbacce ho anche liquidato gli "ospiti indesiderati".  Il tutto sotto gli sguardi di stupore e commiserazione dei vicini, quasi a dirmi "ma chi te lo fa fare?".
Infine non completamente soddisfatto (le erbacce continuavano a crescere rapidamente) ho deciso di ricoprire tutto il lotto con un'ingente quantità di fogliame.
Quella del fogliame è una manna dal cielo. (Vedi qui)
Mi sono accordato con gli operatori ecologici che tagliano l'erba e raccolgono il fogliame del parco vicino a casa mia. Ho chiesto loro se potevo prendere alcuni dei sacchi che avevano gia riempito. La risposta è stata sorprendente. Mi hanno detto che se gli avessi dato l'indirizzo del posto, sarebbero venuti loro con il camioncino del comune a portare tutti i sacchi direttamente al mio orto, Ecco, una cosa così in Italia non la vedrei mai. L'empatia e la semplicità dei taiwanesi è disarmante. Questa mentalità "easy-going" sarebbe impensabile riscontrarla in un dipendente comunale italiano che solitamente è burbero e indisponente.
Fatto sta che ora regolarmente ogni volta che fanno il loro lavoro al parco, mi inviano un messaggio via Line per chiedermi se mi interessa ricevere dell'altro fogliame... Meglio di così!?
Viva Taiwan.

Esempi fotografici qui sotto:

Tavole di passaggio per accedere al pollaio. 
Prima, ogni volta che pioveva, era tutta fanghiglia, ora è comodo e pulito.



La terra di nessuno presa da due diverse angolature.
Dal mio orto con sguardo rivolto a est verso il pollaio della dottoressa Zheng. 
Si intravede la sagoma della mia canna da zucchero a destra.


La terra di nessuno presa sempre dal mio orto in direzione est verso il pollaio ma questa volta dall'altro lato dove si erge il mio fico a sinistra.





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